Ancora in edicola fino a tutto mercoledì 9, sul Male n°28, la mia recensione del libro Noi Cremiamo del ghostwriter della Ministronza. Qui un'estratto:
Tra
le citazioni stucchevoli (da Jünger a Ufo Robot) e le frasi retoriche (tipo
“non per essere retorica,
ma…”) trovo un commovente riferimento alla «comunità umana e politica che
chiamiamo dei
gabbiani, perché ama utilizzare l’immagine del gabbiano Jonathan Livingston, e
che rappresenta
un curioso esperimento metapolitico mai provato prima nel mondo della destra».
La frase
mi ricorda il mio passato di studente catanese e alla mia prima lotta
antifascista (a colpi di risate).
Nel
1995 il tecnico Lombardi sostituisce l’integralista cattolico D’Onofrio come
Ministro dell’Istruzione.
I collettivi di studenti continuano a contestare la distruzione della scuola
pubblica e i
bonifici statali agli istituti privati. Per i giovani fascisti della neonata An
è il momento di tornare in piazza
per cooptare qualche giovane. L’idea è plagiare il logo di un noto best seller
per proporlo come
simbolo di un inesistente movimento apartitico composto da studenti di ogni
colore politico che
non dovrebbero occuparsi di temi generali nazionali, ma solo di roba più corporativa
come aule
fatiscenti e carenza di gessetti. Nelle assemblee studentesche catanesi questo
geniale invito viene
avanzato per caso da tanti giovani sudaticci con simboli neonazisti addosso.
Quindi i colori politici
variavano solo tonalità di marrone tra bedje e terra di siena bruciata.
Il
Coordinamento dei Collettivi risponde col boicottaggio del corteo dei gabbiani
facendo girare due
volantini nelle scuole. Uno scritto, in cui si denuncia la ridicola carnevalata
dei fascisti. Un altro
disegnato (da me), in cui racconto a fumetti il tentativo circense dei
pagliacci mascherati da uccello.
Risultato:
il corteo dei gabbiani diventa in un tristissimo sit-in di decine di arditi
sbarbatelli, ma il
logo e il nome continuano ad essere usati dagli ex Fdg per le loro imminenti
campagne locali e
nazionali: Fabio Rampelli a Roma, Basilio Catanoso a Catania, Francesco
Torselli a Firenze, ecc…
Il «curioso esperimento metapolitico» si rivela un mezzuccio da copioni (lo
stesso “Fronte della
Gioventù” era una sigla della nostra Resistenza).
Questo
ricordo è l’unica cosa per me utile del libretto. Il resto non vale la pena di
sfogliarlo a scrocco.


3 commenti:
Vorrei farti notare che LA COMUNITA' POLITICA DEI GABBIANI ESISTE DA ORAMAI UN BE PO' DI ANNI, CREDO DAL 86 QUINDI NON E' QUALCOSA DI VUOTO, MA ESISTENTE E PIU' ESTESO DI QUANTO TU POSSA IMMAGINARE O CONCEPIRE.
Sì, nello stesso luogo dove trovi la marmotta che prepara la cioccolata.
Ammazzati, che è meglio
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